Restiamo uniti

Oggi più che mai, in questi giorni di tensione, in queste ore difficili, serve la comunità.
Per questo è sbagliato accusarsi gli uni con gli altri, prendersela con chi protesta o ancor peggio catalogarlo come fascista o negazionista. Così come è sbagliato pensare che ci possono essere lavori e attività superflue e non essenziali e alzare le spalle davanti ai disagi che non sono nostri.
Quello che è successo nel mondo intero non si è mai affrontato in tempi recenti.
Non è tutto sbagliato quanto è stato fatto finora, né impeccabile.
Se si vuole continuare ad essere credibili alcune verità vanno dette.
Non esistono ad oggi misure che contemporaneamente contengano la diffusione del virus e non abbiano ricadute sull’economia. La proporzionalità o meno dei provvedimenti va giudicata nel medio periodo, ma non c’è una bacchetta magica nascosta da qualche parte e la stragrande maggioranza dei cittadini ha seguito in maniera attenta e scrupolosa quanto stabilito e consigliato da mesi.
Eppure i sacrifici non sono finiti e i numeri e il trend dei contagi non migliorerà a breve, anzi.
Per questo dovremo essere forti e uniti.
La comunità si costruisce non lasciando indietro nessuno, aiutandosi l’un l’altro e alimentando fiducia e speranza. 
Nessuno ne uscirà da solo, lo potremo fare solo insieme con comprensione, aiuto reciproco e solidarietà.
Va aiutato il personale sanitario che oggi, ancora più dei mesi passati proprio perché reduce dalla prima ondata, è nuovamente al fronte di una battaglia difficile. Non è a mani nude, almeno nelle nostre zone perché in poco tempo tanto di quello che si poteva fare in termini di investimenti sul personale e sulle attrezzature è stato fatto ma loro per primi si trovano ogni giorno e tutte le notti davanti a una pandemia. E non bisogna mai scordarlo.
Vanno aiutati i ragazzi perché soprattutto per loro didattica a distanza e scuole chiuse vogliono dire riproposizione e aumento delle diseguaglianze perché non tutte le case sono uguali e non tutti hanno le stesse opportunità relazionali e sociali.
Vanno aiutati i lavoratori perché c’è sì una grande questione di reddito e il lavoro è guadagnarsi da vivere ma anche molto di più: è dignità, è passione, impegno, investimento sulle proprie capacità e quelle dei propri colleghi, collaboratori, dipendenti. E la maggioranza delle persone vuole, in sicurezza, rispettando le regole, pagando le tasse e adempiendo alla burocrazia, lavorare. Non è possibile? Si deve allora intervenire rapidamente, perché il rischio che sia economicamente che moralmente qualcuno non riesca o allo stesso modo non creda più di poter riuscire a tirare avanti è serio.
Nella prima ondata si è cercato di non lasciare indietro nessuno ma ci sono stati aiuti a tanti, anche a chi non ne aveva bisogno, e importanti ritardi in alcuni casi. Oggi servono interventi congrui e immediati per alcune categorie specifiche. Non farlo vorrebbe dire sfilacciare e indebolire le nostre comunità.
Ognuno di noi deve sforzarsi di comprendere le ragioni dell’altro, di chi protesta, di chi è deluso e frustrato , di chi si sente inascoltato, di chi è scoraggiato.
Continuando a rispettare le regole, ma ascoltandoci e confrontandoci dovremo essere capaci di tenere accesa la fiammella  della speranza.
Difficile è il compito per chi governa, diverso ma altrettanto impegnativo è quello di ognuno di noi di essere comprensivi, cooperanti e consapevoli.
Anche oggi, qualche mese dopo la prima ondata, saremo capaci di essere cittadini solidali gli uni con gli altri? Io credo di sì.
Restiamo uniti

ALESSANDRO BARATTONI
Segretario provinciale PD Ravenna

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