ROM. Elisabetta Gualmini contro la Lega: “Vergogna, in Emilia-Romagna non schediamo”

“Solo monitoraggio anonimo e votaste contro la chiusura dei campi”.

Elisabetta Gualmini, Vice Presidente Regione Emilia-Romagna – Assessore Welfare

“L’Emilia-Romagna non fa nessuna schedatura di rom e sinti, ed è vergognoso e offensivo anche il solo pensarlo”. La vicepresidente della Regione, Elisabetta Gualmini, stoppa la Lega, che ha paragonato la misura annunciata dal ministero dell’interno Matteo Salvini con quanto fa la Regione dal 2015 in virtù della legge regionale per l’integrazione dei nomadi.

“Dal 1996, e in accordo con le loro associazioni di rappresentanza, prima in forma cartacea poi su supporto informatico”, chiarisce Gualmini, la Regione “si limita a rilevare presso i Comuni e in forma assolutamente anonima alcuni dati statistici di massima relativi a rom e sinti. Si tratta dunque di una forma di monitoraggio, a sostegno della legge regionale approvata nel luglio del 2015 che, in coerenza con le linee guida europee, ha come unico obiettivo quello di superare i cosiddetti grandi campi“.

I dati “che chiediamo ai Comuni – prosegue la vice di Stefano Bonaccini – riguardano il numero di nuclei familiari che vivono nelle aree di sosta, la loro composizione, soprattutto il numero di minori e il loro livello di scolarizzazione. La medesima rilevazione viene fatta anche per altri settori, come è giusto che sia prima di approvare provvedimenti e documenti importanti. E stiamo parlando di una popolazione che in Emilia-Romagna è composta da circa 3.000 persone su un totale di 4,5 milioni di residenti ed è italiana per il 95%”.

Per quanto riguarda la legge regionale “creata per eliminare i grandi campi, sostituendoli con piccole aree attrezzate o soluzioni abitative alternative- scrive ancora Gualmini- prevede espressamente l’obbligo di pagamento delle utenze da parte di chi vi abita, senza impegno di risorse pubbliche. E questo risponde a precise direttive europee, alle quali altre regioni si stanno adeguando”. Dunque, “non confondiamo dunque le cose – avvisa l’assessore – un conto è proporre rilevazioni e questionari per verificare ed eventualmente migliorare il funzionamento e la validità delle leggi regionali. Altro è fare propaganda politica e pretendere di cacciare, dopo i migranti, ora anche i rom e sinti, per di più italiani. Chi non vede queste differenze, strumentalizza ulteriormente una vicenda decisamente delicata.

E infatti, la Lega, che ora scrive nel contratto di governo che devono essere superati i grandi campi, si oppose duramente alla legge nostra regionale e votò contro, mentre il Movimento 5 Stelle votò a favore“. Da parte nostra, conclude Gualmini, “non abbiamo mai pensato che ‘purtroppo i sinti dobbiamo tenercelì e nemmeno che il tema possa essere risolto con le ruspe. Sarebbe meglio, piuttosto, riconoscere da parte dei difensori del governo che, in questa Regione, si è fatto molto, e alcune soluzioni positive – come il superamento dei grandi campi, la gestione responsabile dei flussi migratori o il reddito di solidarietà – sono già stati realizzati, anche grazie ai governi di centrosinistra”.

In risposta alle dichiarazioni di Salvini e della Lega, è intervenuto anche Vasco Errani, ex Presidente della Regione Emilia-Romagna

“Il paragone tra la proposta di Salvini e quello che ho fatto in Regione Emilia Romagna è un’insostenibile strumentalizzazione” tanto che in quell’occasione “la Lega votò contro la nostra legge. L’approccio di Salvini è che c’è un’etnia che non gli sta bene, lavorare sull’odio etnico è pericoloso”. Vasco Errani, Senatore di Liberi e Uguali ed ex governatore dell’Emilia Romagna, è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus. “Chi fa questo paragone o non sa, o vuole fare un’insostenibile strumentalizzazione. Dal 1996 la Regione Emilia Romagna, in collaborazione con le associazioni e le comunità sinti e rom, ha costruito una strategia con prima di tutto l’obiettivo che attiene ai minori, alla scolarizzazione, all’accoglienza. Attraverso i Comuni e in modo anonimo, quindi non c’è stata alcuna schedatura, abbiamo valutato come erano organizzati i campi, che problemi di servizi c’erano e sulla base di questo abbiamo realizzato una strategia che poi nel 2015, nel recepimento pieno dello spirito delle normative europee, ha prodotto una legge sulla quale peraltro la Lega in Consiglio regionale votò contro. Qui stiamo parlando di due idee radicalmente differenti. Il nostro lavoro ha portato ad esempio a verificare che in Emilia Romagna il 95% di queste persone hanno la cittadinanza italiana. Capire è sempre necessario, il problema è con quale spirito e con quale aspirazione fai le cose. Parliamoci chiaro, quando ci sono dei problemi vanno affrontati. Il tema è con quale obiettivo li affronti. Se il problema è che c’è un’etnia che non ci sta bene, io questo concetto lo respingo decisamente perché l’idea secondo la quale si ragiona per etnie è grave, pericolosa e che drammaticamente ha dimostrato le catastrofi che può produrre. Prima di tutto dal punto di vista dell’approccio culturale e poi dal punto di vista della vita delle comunità. Se tu lavori sull’odio etnico, questo tema colpisce in primis quell’etnia, ma poi compromette la qualità dell’intera comunità, quindi il problema è serio e bisognerebbe avere la serietà, l’equilibrio e la volontà di escludere questo ragionamento dal discorso pubblico. Ragioniamo per etnie? No. Non è questo il ragionamento che va fatto. Costruire delle politiche di accoglienza come prevedono la nostra Costituzione e le direttive europee è un fatto doveroso.

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