In ricordo di Pietro Bellini, a 10 anni dalla scomparsa

Era il 20 novembre 2008 quando dopo una lunga e inesorabile malattia, all’età di 69 anni, ci lasciava Pietro Bellini, Assessore del Comune di Casola Valsenio ed esponente del Partito della rifondazione comunista.
Per ricordarlo, a 10 anni dalla scomparsa, pubblichiamo l’orazione funebre pronunciata dall’allora Sindaco Giorgio Sagrini, in occasione dei funerali celebrati davanti al Municipio di Casola Valsenio.

“Ci ritroviamo oggi, davanti al Municipio, per dare l’ultimo saluto a Pietro Bellini.
Pietro, Pierino – come era da tutti conosciuto – era nato a Casola Valsenio 69 anni fa, e da allora è sempre vissuto qui, nella casa di Paderna, lavorando nel podere della sua famiglia.
Una bella famiglia, una famiglia che lo ha educato al lavoro e al rispetto degli altri, che lo ha educato ai principi di solidarietà e di giustizia.
L’ambiente sociale e culturale in cui Pierino ha maturato le sue prime esperienze di vita era quello della sinistra casolana, era quello dell’antifascismo. Quell’antifascismo che nella nostra vallata ha sostenuto e motivato la Resistenza, che grande influenza ha avuto nell’orientare e nel modificare, in senso democratico, la storia sociale e politica della comunità casolana negli anni del dopoguerra.
La condivisione, fin da giovane, di quegli ideali di libertà e giustizia sociale, lo porta ben presto ad aderire al Partito comunista, al Partito che a lui e a tanti giovani appariva come la forza che più coerentemente sapeva interpretare e guidare le istanze di progresso, di democrazia, di miglioramento delle condizioni di vita delle masse popolari e lavoratrici del nostro Paese.
Pietro Bellini è espressione di ceti sociali che rivendicano e acquisiscono quel ruolo e quel peso, nella società italiana, che le classi dominanti gli avevano sempre negato.
La partecipazione all’attività politica della sinistra diventa, per questo, strumento di emancipazione sociale, di maturazione democratica.
Attraverso quel Partito gli operai, i contadini, acquisiscono peso sociale e politico, che esercitano e affermano per la prima volta e in modo crescente.
Pietro Bellini è parte di questo processo politico.
Prima nella FGCI, poi alla guida della Sezione comunista casolana, all’inizio degli anni ’70, con il supporto autorevole di una persona di forte spessore umano e politico qual era Amleto Rossini, Pietro Bellini matura le sue capacità politiche e organizzative.
Con lui segretario la Sezione casolana del PCI, intitolata a Aurelio Acerbi, conta più di 400 iscritti. Sono gli anni in cui il Partito, oltre a confermare il suo tradizionale insediamento sociale – tra gli operai, i braccianti, i contadini, i mezzadri – si apre a nuovi apporti culturali, a diverse provenienze sociali, diventa un grande e straordinario strumento di partecipazione politica, di educazione civile e democratica.


Pietro Bellini riesce ad essere elemento di congiunzione, di sintesi – non sempre facile – tra queste diverse componenti che animarono il dibattito e l’attività della Sezione del PCI di Casola Valsenio.
Pietro Bellini era uomo di parte, orgogliosamente di parte, profondamente legato alle sue convinzioni, ai suoi ideali, ma ha sempre svolto la sua attività politica – nell’amministrazione locale, nel sindacato, nella cooperazione – non nell’interesse di una parte, ma nell’interesse della comunità.
Di questo gli hanno dato atto, sempre, compagni di partito e avversari politici.
La politica era il modo per dare senso e valore alla vita ma, soprattutto, era vista e vissuta come il modo, lo strumento per dare soluzione ai problemi, grandi e piccoli, della comunità casolana.
Diventa per la prima volta consigliere comunale nel 1970. Rimarrà in Consiglio fino al 1985, per tre legislature consecutive.
Nel 1991, con lo scioglimento del Partito Comunista Italiano, è tra i fondatori a Casola del Partito della Rifondazione Comunista di cui è stato uno dei principali esponenti e animatori. Si deve in gran parte a lui la presenza organizzata del Prc, il peso elettorale che ha saputo mantenere e la capacità di organizzare, per molti anni, la Festa di Liberazione qui a Casola.
Ritorna in Consiglio comunale nel 1999, eletto nella lista “Uniti per Casola”, quell’inedita alleanza tra le forze di centro e di sinistra che fin da subito ha avuto il suo sostegno e la sua personale adesione.
Quella dell’unità, della collaborazione tra le forze popolari e democratiche è un’altra delle fondamentali lezioni apprese alla scuola del Partito Comunista Italiano.
Bellini ha sostenuto questa esperienza amministrativa e politica, a volte l’ha criticata, ma mai ha fatto venire meno il suo sostegno a un lavoro amministrativo non facile, che sconta continuamente la distanza, lo scarto tra le necessità e i bisogni da soddisfare e la concreta possibilità di farvi fronte.
E con queste difficoltà e problemi si è misurato, in prima persona, diventando Assessore, per la prima volta, nel 2006. Un impegno che ha assolto con scrupolo, serietà, ascoltando la gente, facendosi interprete dei bisogni e delle esigenze che gli venivano segnalate.
Ma non era, quella politica, l’unica dimensione della personalità di Pietro Bellini, anche se era pur sempre la politica, in qualche modo, a ispirarne i comportamenti e le passioni.
Penso all’attività intensa di costruttore dei carri allegorici della Festa di Primavera.
Pierino per lunghi anni, con la sua società – la Società Giovani – è stato protagonista di questa originale espressione della cultura popolare. E lui, usava i carri per quello che era, che è sempre stato, fin dalle origini, il loro fine: essere uno strumento di diffusione di idee, di valori, essere strumento di critica del potere costituito.
Attraverso la costruzione dei carri si sono creati legami, si sono rafforzate amicizie, sono maturate le personalità di tanti giovani casolani. E a tutto questo Pierino ha dato un contributo importante.
E c’è un altro tratto della personalità di Pierino che voglio ricordare: il suo amore per i viaggi, che non organizzava mai solo per sé ma per grandi gruppi.
L’Italia, l’Europa, le capitali, ma la meta preferita era l’Unione Sovietica, il Paese che sentiva vicino perché pensava che lì quegli ideali di giustizia sociale e di liberazione dell’uomo si fossero compiuti. Ricordo, tra i tanti viaggi, quello del 1981 organizzato insieme a Don Marino Monduzzi. Partirono, in quell’occasione, un centinaio di casolani, che con un volo charter raggiunsero Leningrado e Mosca, dove poterono visitare i monumenti e i luoghi della rivoluzione, ma anche partecipare – e lui si adoperò per questo – alla celebrazione della Messa in una delle poche chiese cattoliche di Mosca, vicino all’ambasciata di Francia.
E’ stato per tutti, quel viaggio, un’esperienza indimenticabile.
Pietro Bellini era questo, un uomo orgoglioso e fiero delle sue idee, perfino intransigente nel difenderle, ma sempre rispettoso verso chi non la pensava come lui.
A chiunque passasse da Paderna, per andarlo a trovare, offriva un buon bicchiere di vino, il suo vino, quello che spuma. Ed era l’occasione per sedersi fuori, attorno al tavolo di sasso, all’ombra degli alberi che circondano la sua casa, a parlare di politica, dei problemi di Casola e di come va il mondo.
Ecco, vogliamo ricordarlo così, ancora fra noi, per dire la sua, per condividere i problemi e le ansie della comunità casolana, e di una società, quella italiana, che avrebbe voluto più civile, più solidale e più giusta.
Grazie Pierino. Un caro saluto da tutti noi, e che la terra ti sia lieve.

Rinnovo alla famiglia, al suo Partito, il cordoglio dell’Amministrazione del Comune di Casola Valsenio e della Comunità Montana dell’Appennino Faentino, e della comunità casolana”.

Casola Valsenio, 22 novembre 2008

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