L’unione fa la forza. Il documento PD per lo sviluppo dell’Unione dei Comuni

Il documento è stato presentato nella conferenza stampa indetta dal PD della Romagna Faentina e dai Gruppi consiliari PD dell’Unione dei Comuni e del Comune di Faenza, che si è svolta nel Municipio di Faenza nella mattinata di venerdì 1 dicembre.

Erano presenti, Giorgio Sagrini (Coordinatore del PD Romagna Faentina), Giovanni Malpezzi (Sindaco di Faenza e Presidente dell’Unione dei Comuni), Chiara Berti (Capogruppo PD-Indipendenti nel Consiglio dell’Unione), Maria Luisa Martinez (Presidente del Consiglio dell’Unione), Niccolò Bosi (Capogruppo PD nel Consiglio comunale di Faenza).

“Con questo documento di sintesi la segreteria del Partito Democratico comprensoriale intende fornire agli amministratori dell’Unione della Romagna Faentina un contributo programmatico per il rafforzamento dell’Unione, recependo i suggerimenti emersi nella campagna di informazione “L’Unione fa la forza” portata avanti dal PD nei sei territori del distretto faentino, insieme al questionario rivolto on line agli iscritti all’Albo degli elettori PD.
L’Unione della Romagna Faentina rappresenta un ambizioso progetto di innovazione amministrativa, volto a migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi erogati dai Comuni ai cittadini e alle imprese di Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme e Solarolo. Un progetto che ha quindi la finalità di risparmiare risorse pubbliche e garantire una maggiore quantità e qualità dei servizi forniti dai nostri enti locali.
Il Partito Democratico, attraverso il sostegno ai Sindaci dei sei Comuni e al loro programma di mandato, conferma l’appoggio per la scelta del conferimento integrale di tutte le funzioni all’Unione dei Comuni, così da arrivare al 1 gennaio 2018 ad una Unione stabile e strutturata.
Anche nei prossimi anni bisognerà portare avanti un’attenta operazione di rafforzamento ed evoluzione dell’Unione, da realizzare passo dopo passo tramite la riorganizzazione dei servizi al cittadino (in primo luogo con la realizzazione degli sportelli polifunzionali in tutti i Comuni) il potenziamento degli strumenti di comunicazione e rendicontazione delle attività dell’ente, la realizzazione di politiche realmente innovative rivolte a tutti i territori.
Percorsi di approfondimento molto importanti sono già in atto, come la collaborazione con il professor Sabino Cassese, già giudice della Corte Costituzionale, che sta vedendo un gruppo di lavoro guidato dal Coordinatore dell’Unione dottor Claudio Facchini elaborare delle linee guida per il miglioramento della governance e la valorizzazione del contributo e delle prerogative degli amministratori comunali.
Riteniamo che questa sia la strada giusta per continuare nella creazione di un ente efficace ed efficiente.
I seguenti punti, riassunti in tre macrotematiche, vogliono rappresentare un ulteriore stimolo finalizzato ad orientare i prossimi anni di attività dell’Unione verso la messa a punto di una struttura al servizio dei bisogni dei cittadini dei sei Comuni della Romagna Faentina.

QUALITA’ DEI SERVIZI E RAPPORTO COL CITTADINO

– Gli sportelli polifunzionali
La prima sfida che l’Unione della Romagna Faentina si troverà ad affrontare nell’immediato futuro sarà la realizzazione degli sportelli polifunzionali, uffici nei quali i cittadini potranno trovare risposta immediata per quel gran numero di pratiche che possono essere risolte tramite uno sportello di front office (circa il 70% del totale). Sarà importante mantenere e possibilmente ampliare gli orari di accesso per il pubblico, garantendo a tutti i cittadini di rivolgersi ai sei presidi territoriali in tutti i sei Comuni.
Una valenza strategica fondamentale avranno le risorse umane che saranno impiegate nell’attività di sportello: l’Unione dei Comuni è chiamata ad uscire dalla vecchia logica secondo la quale gli Uffici di Relazione con il Pubblico (URP) potevano essere visti come uffici “di serie B”. Al contrario, dal momento in cui i nuovi sportelli polifunzionali saranno il primo punto di accesso per il cittadino nei confronti dell’Unione, sarà molto importante avere dipendenti formati e motivati nella loro relazione con il pubblico. Ai cittadini dovrà essere garantito un servizio veloce e di qualità, possibilmente anche ampliando la diffusione degli strumenti di rilevazione della soddisfazione dell’utente (customer satisfaction), sul modello molto positivo del SUAP.
– Il controllo di gestione e il controllo strategico
Venendo dunque a come rilevare e comunicare l’andamento dell’Unione dei Comuni, se molta della percezione dei cittadini passerà tramite la relazione con gli uffici, un’altra funzione fondamentale è svolta dai sistemi dei controlli interni, ed in particolare dal controllo di gestione e dal controllo strategico. Il controllo di gestione, volto a rilevare e presidiare l’andamento economico e finanziario dell’ente insieme al raggiungimento dei risultati assegnati ai vari uffici dell’Unione, ed il controllo strategico, con la propria funzione di monitoraggio dell’attuazione del programma di mandato degli amministratori, possono rappresentare strumenti formidabili per far conoscere ai cittadini cosa l’Unione in concreto faccia e quali risultati abbia conseguito, all’insegna della correttezza e della trasparenza.
Al tempo stesso, attraverso il monitoraggio dei risultati sulla base di un andamento storico, può dirci se l’ente è capace di mantenere o migliorare i propri servizi, fornendo un importante strumento conoscitivo anche per gli amministratori comunali per correggere eventuali problematiche (es. se tutte le pratiche relative all’edilizia non rispettano i tempi massimi definiti dalla legge bisogna intervenire con urgenza). Si veda in questo senso l’esperienza molto positiva realizzata dall’Unione della Bassa Romagna. Uno strumento, quello dei controlli interni, che i singoli enti – e sicuramente quelli di taglia minore – non riuscirebbero a garantire. Con l’Unione dei Comuni il controllo di gestione/strategico diventa un’opportunità da cogliere, per saper orientare l’ente verso una riduzione della burocrazia ed un miglioramento continuo delle proprie performance.
– L’informazione verso i cittadini
Infine, un altro tema emerso con forza nella campagna portata avanti dal PD della Romagna Faentina sui territori è stata la necessità di portare avanti le azioni volte ad informare maggiormente i cittadini sull’Unione.
Questo può avvenire agendo su un doppio binario. Da una parte la presenza on line, che è notevolmente migliorata dopo la realizzazione del nuovo sito istituzionale, ma che può progredire ancora tramite il potenziamento della presenza sui social network (sia con pagine proprie dell’Unione, sia con il contributo dei servizi attraverso le pagine Facebook dei singoli Comuni).
Dall’altra con la continuazione dell’esperimento del periodico cartaceo “6 in Unione”, che con la diffusione di notizie, informazioni ed eventi da parte di tutti e sei i Comuni può favorire la percezione di una comunità più ampia a livello di Romagna Faentina. Anche in questo caso non si parte da zero – bisogna richiamare anche l’app Comuni-Chiamo per la segnalazione di guasti o disservizi direttamente dai cittadini – ma nei prossimi anni bisognerà dedicare molta attenzione verso la costruzione dell’immagine di una Unione ancora poco conosciuta dai residenti sul territorio, a dispetto della sua importanza ormai imprescindibile.

COESIONE TERRITORIALE

– Dotare l’Unione di un “Servizio per le politiche di sviluppo della montagna”
I boschi si estendono per 130 chilometri quadrati nella Romagna Faentina, coprendo un quinto della superficie. Una percentuale che sale al 61% a Casola Valsenio e al 37% a Brisighella, dove si concentra il “polmone verde” del nostro territorio.
Il Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola vede più di 38 chilometri quadrati della sua superficie insistere fra Brisighella, Casola e Riolo, e i suoi fenomeni carsici sono candidati a diventare un patrimonio dell’umanità tutelato dall’Unesco. Vi sono ampie superfici – i boschi e i terreni delle “foreste” Alto Senio e Alto Lamone – di proprietà del demanio regionale, affidati all’Unione dei Comuni tramite convenzione con la Regione. Nella Romagna Faentina vi sono più di 20 sentieri CAI e UOEI, senza considerare i circuiti sovraprovinciali come l’Alta Via dei Parchi e la Ciclovia dei Gessi Romagnoli, il Cammino di Sant’Antonio (Padova – La Verna) e il Cammino di Dante (Firenze – Ravenna). Al tempo stesso, nei tre Comuni di collina e di montagna sono attive oltre 550 aziende agricole, che rappresentano più di un terzo del totale delle imprese.
Basterebbero questi numeri per intuire il grande potenziale che esprime il territorio dell’Appennino faentino, un potenziale da tutelare e da promuovere. Ad oggi esiste un Servizio politiche forestali ed ambientali, all’interno del Settore territorio: è bene che questo servizio venga ulteriormente qualificato, delineandosi come vero e proprio “Servizio per le politiche di sviluppo della montagna”.
Avere sempre maggiori competenze e professionalità interne potrà consentire all’Unione di valorizzare e promuovere il territorio montano dell’Unione, in stretto raccordo con l’Ente parco e con la società di promo-commercializzazione turistica Imola-Faenza (IF), di tutelare al meglio il patrimonio forestale e prevenire i danni che possono essere favoriti dall’incuria o dall’abbandono dei terreni e del bosco (metà dei boschi dell’Unione sono annessi ad aziende agricole), ed in prospettiva di assistere gli operatori economici nella partecipazione a bandi del Programma regionale di Sviluppo Rurale (PSR) o del GAL L’Altra Romagna.
Portare avanti politiche di sviluppo dedicate alla parte collinare e montana della Romagna Faentina è uno strumento per riconoscere le differenze presenti con i Comuni di pianura, al fine di valorizzarle e farne un’opportunità di progresso economico e sociale per tutti i cittadini dell’Unione.
– L’Ufficio politiche europee
Al tempo stesso il focus sul nostro territorio non deve farci perdere il punto di riferimento che sempre più orienta l’operato di Regioni e Comuni: l’Unione Europea.
Sono poche le Unioni di Comuni in Emilia-Romagna dotate di un Ufficio politiche europee come la Romagna Faentina: una è la Bassa Romagna, nel lughese, e l’altra è l’Unione Valle Savio, nel cesenate.
Solitamente i Comuni non capoluogo faticano a dotarsi di una struttura dedicata ad attivare canali di finanziamento per la realizzazione di progetti, presentare candidature ai bandi europei e coordinare l’attività dell’ente con la programmazione comunitaria.
L’Unione della Romagna Faentina ha invece questo punto di forza, da portare avanti e qualificare ulteriormente attraverso uno stretto raccordo con gli amministratori comunali, con gli altri settori dell’Unione (in primis Cultura e Territorio) ed anche tramite il ricorso a professionalità specialistiche esterne. L’Unione offre la possibilità di poter programmare in anticipo i bandi da presentare alle varie opportunità di finanziamento a livello comunitario, un’opzione impossibile da ottenere specialmente per i piccoli Comuni. L’Ufficio politiche europee nei prossimi anni dovrà rappresentare una priorità strategica da presidiare e valorizzare.

GOVERNANCE E RAPPORTI FRA GLI ORGANI ISTITUZIONALI

Un ultimo tema sul quale ci si vuole soffermare è quello della governance, inteso come quell’insieme di principi, procedure e regole che disciplinano il processo di formazione delle decisioni nell’Unione di Comuni.
L’Unione di Comuni, come ente di secondo livello i cui organi istituzionali sono scelti fra gli eletti dei Comuni membri, non vede il proprio Consiglio eletto direttamente. Ciò è coerente con il fatto che l’Unione non abbia per legge competenze proprie, ma riceva funzioni conferite dai Comuni: sono quindi i Comuni stessi a designare i propri rappresentanti nell’Unione.
– La presenza delle rappresentanze consiliari nel Consiglio dell’Unione
Ora, quello che si può verificare è che vi sia un deficit di rappresentanza, cioè il fatto che alcune forze consiliari dei Comuni non siano rappresentate nel Consiglio dell’Unione. In nessun caso tuttavia si può accettare che quello che è un deficit di rappresentanza – reso più evidente anche dalle contraddizioni interne ai diversi gruppi di minoranza, a cui spetta scegliere i propri rappresentanti in seno al Consiglio dell’Unione e che non sono stati in grado di concordare una proposta a livello di Unione – venga rappresentato come un deficit di democrazia.
La democraticità dell’ente, ovvero la legittimità dell’azione politico-amministrativa degli organi istituzionali è fuori discussione. Come lo è la legittimità e la correttezza delle procedure utilizzate per adottare gli atti dell’Unione (es. il bilancio, il RUE, il regolamento dei servizi sociali…), sottoposte all’azione di controllo dei vari organi preposti, come il segretario generale, il revisore dei conti, il nucleo di valutazione, il TAR.
Per superare un certo deficit di rappresentanza che può essere presente nell’Unione, si propone una diversa composizione del Consiglio dell’Unione, attraverso un aumento del numero dei Consiglieri, senza alcun onere per l’ente (la partecipazione al Consiglio è a titolo gratuito).
In particolare, aumentando il numero dei Consiglieri ad una 30ina circa si potrebbe aumentare l’equilibrio fra i vari territori dell’Unione, risolvendo l’attuale assenza di alcuni gruppi consiliari / partiti politici dal Consiglio, rispettando comunque il rapporto 2 a 1 fra maggioranza e minoranza, ma senza creare un organo pletorico. A titolo di esempio, i Consiglieri dell’Unione sono 31 nell’Unione della Bassa Romagna, 32 nella Romagna Forlivese, 33 nel Distretto Ceramico del modenese, 37 nell’Unione Terre d’Argine nel carpigiano.
Inoltre, valutando come primaria l’importanza di un sempre maggiore coinvolgimento dei Consiglieri nelle funzioni di controllo ed indirizzo dell’Unione, varrebbe la pena di prendere in considerazione l’istituzione di tre Commissioni consiliari permanenti, con delega al Bilancio, al Welfare e al Territorio, di modo da favorire il raccordo con i Consigli Comunali e le Conferenze degli Assessori (di cui in seguito).
– La valorizzazione del ruolo dei Consiglieri e degli Assessori comunali
Un altro tema che si porrà nei prossimi anni, a fronte del conferimento di tutti i servizi e di tutte le funzioni all’Unione, sarà la valorizzazione del contributo degli amministratori comunali, cioè i Consiglieri e gli Assessori dei Comuni.
Le sperimentazioni che vanno affermandosi in varie Unioni dell’Emilia-Romagna ci spingono a promuovere un maggiore coinvolgimento dei Comuni, attraverso una revisione delle convenzioni di conferimento dei servizi, prevedendo esplicitamente che alcune decisioni in merito a funzioni formalmente conferite all’Unione restino in capo al Consiglio Comunale o alla Giunta Comunale (ad esempio in campo di tributi e di pianificazione territoriale).
Allo stesso tempo, si potranno introdurre ambiti di attività nei quali i Consigli o le Giunte Comunali siano chiamate ad esprimersi con pareri obbligatori ma non vincolanti, che porteranno ad evidenza l’indirizzo politico espresso dal singolo Comune, che sarà poi da comporre complessivamente nel Consiglio e nella Giunta dell’Unione: una sorta di “indirizzo rafforzato”.
Un ultimo strumento fondamentale per coinvolgere gli Assessori è infine quello delle Conferenze o Tavoli degli Assessori Comunali, organi di raccordo già previsti dallo Statuto dell’Unione ed in alcuni casi già attivi proficuamente da tempo (es. Conferenza degli Assessori dei servizi sociali).
Questi tavoli, riunendo tutti gli assessori che condividono una determinata delega, consentono di assistere l’Assessore dell’Unione-Sindaco nella propria opera di indirizzo, analizzando nel dettaglio le singole problematiche presenti, consentendo di emergere alle specificità territoriali, ed anche elaborando bozze di atti strategici la cui formale adozione spetta agli organi dell’Unione. In definitiva, un ulteriore modalità per creare coesione territoriale e permettere che una macchina amministrativa più efficiente ed efficace (l’Unione) sia messa al servizio dei bisogni di tutti i portatori di interessi del territorio (cittadini-utenti, associazioni, imprese).
Infine, un altro aspetto micro-organizzativo che sarà importante presidiare in futuro sarà la presenza di unità territoriali di riferimento per gli organi istituzionali dei Comuni, nel complesso di un servizio di segreteria conferito all’Unione. La disponibilità di un nucleo di supporto per gli organi del Comune (un vicesegretario comunale? Un “direttore di Municipio”? Una Posizione Organizzativa ad hoc?), che possa assistere il Sindaco e gli Assessori nei propri rapporti con l’Unione, che sia qualificato e legittimato all’interno dell’organigramma complessivo, sarà un aspetto fondamentale per evitare asimmetrie informative fra il livello comunale e quello unionale e dunque per prevenire possibili tensioni fra i Comuni membri e l’Unione.
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Il Partito Democratico della Romagna Faentina è consapevole che l’Unione ha già cominciato una riflessione sui possibili nuovi strumenti di governance per potenziare i propri meccanismi interni, e valuta molto positivamente i percorsi di sperimentazione che si apriranno nei prossimi mesi, con la consapevolezza che non sarà possibile stabilire una volta per tutte il miglior modello possibile da applicare d’ora in avanti a tutte le attività dell’ente, ma che al contrario sarà necessaria flessibilità e capacità di lavorare in squadra.
Dopo un’intensa opera di conferimento formale dei servizi, l’Unione della Romagna Faentina sarà chiamata a definirsi e rafforzarsi concretamente nel prossimo triennio. Questo documento vuole essere un utile contributo in questa direzione.
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