L’Assemblea nazionale PD dà il via alla fase congressuale

“Mettiamo in campo insieme una nuova stagione di unità”: questo l’invito lanciato all’assemblea del PD dal segretario uscente, Maurizio Martina, nel confermare le dimissioni. “Capita che in una forza come la nostra troppo spesso non riusciamo a fare prevalere gli elementi che ci uniscono e che sono tanti e prevalenti rispetto a quelli che ci dividono, mettiamo in campo un congresso in grado di stupire l’Italia per la sua concretezza, correttezza e capacità di creare unità vera. Per questo coerentemente con il mandato di luglio confermo qui le mie dimissioni”.

Maurizio Martina ha confermato le sue dimissioni da segretario del Partito Democratico, inizia così la fase congressuale del partito che porterà all’elezione del nuovo segretario.

Il segretario uscente ha tracciato un bilancio di questi ultimi mesi: “Abbiamo portato a compimento un percorso di lavoro in questi mesi difficili, abbiamo iniziato a fare un lavoro di ricostruzione, ne sono orgoglioso, sono consapevole che è solo il primo tempo di un impegno più forte che dobbiamo mettere in campo di fronte alla fase nuova che si è aperta dopo il 4 marzo”.

Chi si è candidato da tempo alla guida del Partito Democratico è Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, che dall’hotel Ergife ha lanciato il suo appello: “Aiutatemi a cambiare questo partito e a rifondare il centrosinistra italiano. Si può fare se partecipiamo tutti, ora si può fare qualcosa, venite tutti ai gazebo”. Per Zingaretti, “finalmente ci si muove nella direzione giusta, si apre una fase di discussione congressuale che non può che far bene a questa comunità, a questo partito ma anche all’Italia. Bisogna cambiare, io l’ho sempre detto, anche perché sta avvenendo in Italia qualcosa di importante”.

Tra gli altri candidati ufficiali alla segreteria del partito ci sono Francesco Boccia, “sarà certamente un PD diverso da questi anni e chi non ha il coraggio di dirlo è bene che non si candidi. Serve un grande partito popolare di massa e noi siamo diventati un partito di élite” e Dario Corallo che si presenta per “resettare questo PD, e costruire un partito nuovo che restituisca il potere a quel 99% che oggi è escluso e che si sente profondamente solo”.

Al termine dell’Assemblea, si è riunita la Direzione, chiamata a votare i membri della Commissione del congresso, che dovrà redigere il regolamento del congresso stesso che dovrà essere approvato da una successiva Direzione nella quale verrà stabilita la data delle primarie.

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Ore 11,22 – Con l’inno di Mameli è cominciata l’assemblea nazionale del Pd. Il presidente dell’assemblea Matteo Orfini ha ringraziato Maurizio Martina per il suo impegno. Oggi il segretario ufficializzerà le sue dimissioni. In platea sono presenti, tra gli altri, Nicola Zingaretti, Marco Minniti, Cesare Damiano, Graziano Delrio, Andrea Orlando, Francesco Boccia. Assente Matteo Renzi.

Frans Timmermans chiede al PD il sostegno nella corsa a presidente Ue. Il vice-presidente della commissione Ue appoggiato dal Pse parla all’apertura dei lavori dell’assemblea del Partito democratico introdotto da Matteo Orfini che ricorda la sua fede romanista. Timmermans inizia polemizzando con la maggioranza Lega-M5s: “Sapete bene quanto io amo il vostro paese, che in verità è anche un po’ il mio paese. Ma davvero, nel 2018, dopo tutti i disastri ambientali di cui l’Italia è stata vittima, esiste una maggioranza in parlamento che vota a favore dei condoni per gli abusi edilizi?”. Aggiunge Timmermans: “Una maggioranza che va da M5s alla Lega, passando per Fi. Questo facilita le cose: loro sono tutto quello che noi non siamo”. Il vice-presidente della commissione mette al primo punto “la sfida per la sostenibilità ambientale” e aggiunge: “Vi chiedo di essere al mio fianco in questa battaglia”.

Maurizio Martina esordisce parlando dell’Europa che la sinistra deve riuscire a riformare. Per Martina nelle elezioni di maggio si nasconde “la ragione stessa del nostro essere”, ha detto. Incalzare i populisti e la conservazione per proporre una nuova Europa, è l’obiettivo indicato da Martina. “L’incrocio tra il nostro percorso congressuale e l’appuntamento con le europee – ha aggiunto – rivela la natura stessa del nostro impegno. Democratici significa combattere per alcuni valori, e dobbiamo mettere in campo questo sforzo”. Passando a parlare del congresso, Martina ha ringraziato chi lo accompagnato nel suo lavoro da segretario nazionale, dicendo “in questi mesi difficili abbiamo iniziato a fare un lavoro di ricostruzione di cui sono orgoglioso”. E’ solo la prima fase.
“Mettiamo in campo insieme una nuova stagione di unità “.

“Capita che in una forza come la nostra, troppo spesso non riusciamo a far prevalere gli elementi che ci uniscono” ora “mettiamo in campo un congresso che sia in grado di stupire l’Italia per la sua concretezza e capacità di creare unità vera”. E “coerentemente con il mandato dato a luglio dall’assemblea, confermo qui le mie dimissioni“.

“Penso che sia necessaria una discontinuità politica, di metodo e di contenuti. Penso che questo partito abbia bisogno di ricostruire una squadra”. Lo afferma, intervenendo in Assemblea, Cesare Damiano, confermando la sua intenzione di candidarsi al Congresso. “Il nostro statuto, scritto ai tempi del bipolarismo, appartiene ad un’altra epoca. Il PD va riconsegnato ai suoi iscritti, vorrei un segretario a tempo pieno, quindi superare la coincidenza tra leader del partito e candidato alla presidenza del Consiglio”. Sul lato dei contenuti, “prendiamo spunto da quello che è successo negli Stati Uniti, dove i candidati che hanno vinto le elezioni di midterm non hanno avuto paura di definirsi socialisti. Dobbiamo avere l’utopia dell’uguaglianza, la sinistra torni a fare la sinistra”.

Nicola Zingaretti, tra i candidati attualmente in campo per il congresso dem oggi presenti all’Ergife, ha detto la sua a margine dei lavori, manifestando soddisfazione per “una fase che finalmente si apre, la direzione giusta che non può che fare bene al partito”. “Quello che manca ora – ha aggiunto – è una forza politica che si rimetta in discussione e io sono candidato per aprire una stagione diversa, perché una se ne è conclusa. Occorre costruire una nuova speranza per questo Paese. Rigenerare un campo di forze nuovo e diverso, non si può tornare a formule che hanno fallito, ma nemmeno stare fermi”. Per il governatore del Lazio “sarà una strada lunga ma mi auguro che le regole che si scriveranno possano puntare alla massima partecipazione delle persone. Facciamo partecipare tutti. Eliminiamo quei due euro per votare. Sostituiamolo con una sottoscrizione volontaria. Credo che se voltiamo pagina gli italiani risponderanno, credo che chi gridava onesta’ non voleva condoni. Ora tocca a noi cambiare”.

Dario Corallo è il candidato outsider nella corsa per la segreteria del PD, e nel suo intervento ha incarnato pienamente la parte, attaccando e mettendo sul banco degli imputati i meccanismi che hanno caratterizzato fin qui il Partito democratico. “Fuori c’è una generazione, la mia, che è in ginocchio, che è disoccupata, e se lavora lo fa in nero. Per anni ci siamo occupati di raccontare le eccellenze; io voglio un partito che non si occupa solo dei migliori, ma di tutti gli altri. Noi abbiamo raccontato l’1% e abbiamo umiliato il 99%”. “Dobbiamo resettare il PD – ha aggiunto – e provare a costruire un partito nuovo, che includa quel 90% oggi escluso da tutto”. “In questi anni il PD si è preoccupato più della felicità dei mercati che della felicità delle persone. E’ per questo che, cari dirigenti, avete fallito. Ed è per questo che io, insieme a quelli che voi avete tradito, ci candidiamo a ricostruire il Partito Democratico dalle sue fondamenta”.

La Commissione per il Congresso votata dalla Direzione PD:
Fabrizio Dal Moro, Ernesto Carbone, Mauro Del Barba, Corrado Besozzi, Camillo D’Alessandro, Silvia Fregolent, Patrizia Prestipino, Luisa Ciambella, Sara Moretto, Valeria Sudano, Simone Valiante, Alessio Manica, Carlo Trappolino, Silvia Velo, Federico Massa, Micaela Campana, Chiara Braga, Alberto Losacco, Antonio Rubino

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