Martina: Ripartiamo fianco a fianco, con orgoglio, per costruire l’alternativa nell’ora più grave

L’intervento del Segretario Maurizio Martina, nella manifestazione conclusiva della Festa nazionale de l’Unità di Ravenna

Unità e riscatto. Questa è la nostra sfida: orgoglio, passione, impegno. Ora tocca a noi, nel momento più difficile. I democratici ci sono, scendono in piazza e combattono a testa alta. Il problema non è cambiare nome al Partito Democratico: perché dentro quelle due parole c’è la sfida del futuro, non c’è solo un grande passato. E questo è tanto più evidente quanto più abbiamo a che fare con questo governo. Un governo che di fronte ai problemi gravi del Paese, invece di cercare soluzioni “cerca il nemico” ma in questo modo “sfascia il Paese”.
E’ una sferzata di energia e motivazione quella che il segretario del PD, Maurizio Martina, ha voluto trasmettere nel comizio finale della Festa nazionale de l’Unità a Ravenna, non prima però di aver ringraziato tutti i volontari della Festa, la vera anima di queste giornate. Un Grazie per la passione, per l’impegno: “Ci avete indicato la via – ha detto – più di tante nostre parole”.
E sempre all’inizio Martina ha voluto dare la vicinanza totale e fraterna, da parte di tutta la comunità democratica, a Carlo Calenda e a sua moglie Viola e alla loro famiglia, impegnati in una difficile battaglia. Ed è una vergogna – ha aggiunto – che ci siano attacchi per una questione familiare che merita rispetto.

Molti dunque i temi toccati dal segretario, che qui riassumiamo.

GOVERNO, 100 GIORNI ZERO FATTI E TANTI DANNI
“Nei primi cento giorni” di governo ci sono stati “zero fatti” ma “tanti danni”. “A 100 giorni dall’inizio del governo possiamo iniziare a dire chiaramente al Paese quanta propaganda c’è dentro quell’ipotesi di governo e quanto hanno fatto. Fatti zero, danni tanti, in cento giorni. Questi che governano il Paese di fronte ai problemi non cercano la soluzione, ma il nemico. Così non si governa un Paese, ma si sfascia il Paese: stanno frantumando una comunità.

ILVA
Così ha fatto su Ilva. E allora, ha detto ancora Martina, “Caro Di Maio, se hai una faccia sola chiedi scusa a Taranto a all’Italia per le bugie e le falsità che hai venduto sulla pelle della città”. Solo le loro titubanze e sceneggiate sono costate 80 milioni di euro in più agli italiani: chi li paga?

VACCINI
Così pure sui vaccini. E a pochi giorni dall’inizio delle scuole si continua a fare avanti e indietro sulla pelle dei bambini. Ministro Grillo salvi la sua dignità e metta al primo posto la salute dei bambini. Rispondete non al PD ma alle famiglie, ai più deboli, agli italiani.

I 49 MILIONI SOTTRATTI
E così per i fondi degli italiani sottratti dalla Lega. Perché Salvini non risponde a Belsito? Perché non risponde all’ex tesoriere del suo partito, che sostiene che proprio al segretario della Lega ladrona, Matteo Salvini si debba chiedere conto dei 49 milioni spariti? Chi dice la verità? Intanto Salvini, anziché rispondere nel merito, riparte all’attacco dei magistrati, proponendo l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale. Risponda piuttosto a Belsito e ubbidisca alle sentenze. Sono 49 milioni rubati agli italiani. Cari Bonafede, Di Maio, Conte, la questione e’ aperta, apertissima. Non fate finta di nulla perché oggi il presunto ministro degli interni dimostra chiaramente che il suo obiettivo e’ imbrigliare i magistrati e impedire le inchieste sgradite.

NESSUNO E’ AL DI SOPRA DELLA LEGGE
Dico chiaro al ministro dell’Interno che uno vale uno per davvero davanti alla giustizia. Non sei al di sopra della giustizia e delle leggi. Hai giurato sulla Costituzione e le devi essere fedele. Se non ce la fai vai a casa. Non serve un ministro dell’Interno che tiene in ostaggio il Paese in questo modo. Non puoi insultare un potere dello Stato indipendente, devi averne rispetto. Le sue parole eversive sono da contrastare.

PERIFERIE
E’ una vergogna quanto sta accadendo sui fondi per le periferie, una vergogna nei confronti dei sindaci di ogni colore politico, gabbati da un governo che gli ruba 1 miliardo e 600 milioni di euro, rubandoli quindi a quartieri più disagiati e a tutti i cittadini. Tolgono quelle risorse perché quello è stato un nostro progetto. Ma se non siete in grado di riconoscere il buono fatto da chi vi ha preceduto allora avete già perso.

CONTE
E poi il premier Conte. Gli avvocati del popolo non si fanno costruire su misura i concorsi per avere le cattedre, è una vergogna. Ma in quale Paese del mondo un premier può solo pensare di fare una cosa simile? Siamo il Paese delle banane, ha detto ancora il segretario Pd, preoccupato e angosciato da ciò che sta accadendo in questi giorni.
Disastri e sciatterie il cui conto inizia a ricadere sulle tasche degli italiani. Quando giochicchiano con le parole e fanno propaganda, di mezzo ci vanno i portafogli delle famiglie. Quattro miliardi di euro solo per aver detto parole in libertà sullo spread.

EUROPA
Fuori dall’Italia chiunque sente che il clima è cambiato, lo sentono soprattutto gli speculatori. Siamo di fronte a un governo drammaticamente debole e non è un caso che i populisti applaudono. Hanno capito che l’Italia oggi è il grimaldello per far saltare l’asse europeo. Altro che sovranità nazionale: stanno svendendo la nostra sovranità. Io voglio vivere in un’Europa, che cambi, ma in Europa, in un’Europa che mi protegga. Conte, Di Maio e Salvini stanno svendendo la nostra sovranità. Stanno utilizzando il Paese per far saltare l’unico scudo possibile che abbiamo per confrontarci nel mondo: l’Europa. Caro Salvini, vai pure in Russia se vuoi, io. Io voglio vivere in un’Europa che diventi più giusta, ma in Europa e non altrove. Dove volete che andiamo, cari italiani, da soli?
Volete un’Europa forte o il ritorno ad antichi nazionalismi antistorici e deleteri per gli interessi nazionali? Io voglio che non si consegni l’Europa a governi di destra che la devastano. Dobbiamo organizzarci da qui ai prossimi mesi per rialzare a bandiera ideale, per garantire pace e giustizia: settant’anni di pace non sono arrivati gratis ma sono stati il frutto di una grande operazione politica.

IMMIGRAZIONE
Noi abbiamo iniziato un lavoro , Marco Minniti lo ha fatto. Su quella faglia si gioca una partita decisiva: la destra riaccende paure per cercare il nemico e non per risolvere i problemi. Lì si alimenta una spirale che ha portato anche tanta nostra gente a non capire, ad essere disorientata: quelle paure vanno comprese. Basta puzza sotto al naso. Io voglio avere grande rispetto per chi ha una percezione di insicurezza che è un fatto politico tanto quanto lo è la realtà. Noi abbiamo però anche la responsabilità di contrapporre nuove idee.

LAVORO
E dobbiamo farlo anche sul fronte del lavoro.
Oggi anche il lavoro a tempo indeterminato non è garantito. E noi? Quale sfida nuova cogliamo? Questo è il Congresso: dobbiamo rimettere a fuoco la nuova frontiera della sfida democratica perché il loro “uno vale uno”, così messo, alla fine vuol dire che tutti valgono niente.

PD
Perché vale ancora la pena essere democratici. Questo è il punto centrale. Se non facciamo capire che ci giochiamo il futuro su queste fratture, poi non possiamo lamentarci del fatto che il dibattito sul futuro del Pd si limiti ai nostri litigi. Io non ne posso più, dei litigi. Dopo di che io difenderò sempre l’idea che tutti in un grande partito democratico devono avere cittadinanza. Noi ci dobbiamo rispettare, tutti. E non prendetemi per un romantico ma noi ci dobbiamo volere bene, perché i cittadini capiscono se una comunità che vuole governare il Paese si vuole bene e si fida.
Io chiedo a tutti questo salto di qualità e cercherò sempre di fare la mia parte come ho cercato di fare fin qui. La pluralità è una ricchezza. Ho sentito oggi i segretari di circolo, che ringrazio per il loro sforzo continuo. Il problema non è cambiare nome: perché dentro quelle due parole c’è la sfida del futuro, non c’è solo un grande passato. Specie ora, dobbiamo tirar fuori la reazione, la passione, l’orgoglio, l’umiltà che sì è un valore, e ancora riscatto. Questo è un partito di persone, di strada, che si mette in mezzo ai problemi della gente. Che prende anche i fischi, se serve. Lì dobbiamo stare. Perché alla dittatura dell’algoritmo dobbiamo contrapporre la relazione umana, con le persone in carne e ossa, fianco a fianco. Basta litigi dentro il PD. Servono unità e riscatto.

MANIFESTAZIONE DEL 30 SETTEMBRE
A Roma, il 30, dobbiamo esserci tutti, con tutti gli italiani che vogliono riconoscersi e che vogliono essere e costruire l’alternativa. Dobbiamo costruire un campo largo contro questa destra nazionalista, chiamiamoli col loro nome, altro che post ideologiche, sono politiche di destra. Come la flat tax caricata sulle spalle dei giovani.

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